Biodiversità e Alimentazione garantire

3. Leggi sul benessere animale valide in tutta l’UE

Le leggi sul benessere animale secondo i requisiti dell’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH) devono essere rispettate! Tutti gli Stati membri dell’UE si sono impegnati da tempo, almeno sulla carta, ma l’attuazione è carente. Questo deve cambiare con urgenza!

Finalmente vero “benessere animale” – perché gli animali sono “esseri senzienti”!

Resta un dato di fatto che, nel settore agricolo del mercato interno dell’UE, i dolori, i danni e le sofferenze evitabili di milioni di animali da allevamento generano vantaggi di costo e quindi vantaggi competitivi. È scientificamente dimostrato da tempo ed è chiarissimo a molti addetti ai lavori: la stalla più bella e lo spazio all’aperto più grande non sono una garanzia di animali sani. Il parametro decisivo per capire se un animale da allevamento si sente bene nella sua vita, spesso molto breve, è il suo stato di salute. Eppure, nell’opinione pubblica e in politica, con l’aiuto del termine “benessere animale”, si alimenta un dibattito diversivo su stalle più grandi, più spazio all’aperto o paglia come lettiera e materiale di gioco.

nature solidarity chiede: carne, latte e uova di animali malati non devono finire al supermercato. Ci impegniamo per leggi sul benessere animale che soddisfino i requisiti dell’Organizzazione mondiale per la salute animale [World Organisation for Animal Health, in breve WOAH] – in tutta l’UE. Tutti gli Stati membri dell’UE si sono impegnati da tempo, almeno sulla carta, ma l’attuazione è carente. Questo deve cambiare. Per solidarietà con gli animali.

Mettere l’animale al centro
Il termine “benessere animale” è un’invenzione del marketing agricolo. Oggi la parola compare su molte confezioni di carne e latte. Eppure, spesso dentro c’è sofferenza animale: a seconda della specie, per alcuni allevatori la quota di individui con riscontri veterinari in stalla o al macello arriva al 20, 30, 40% – anche per animali provenienti da stalle biologiche. Questo significa che molti consumatori acquistano inconsapevolmente prodotti di animali malati.

Nemmeno il livello di allevamento più alto è una garanzia che gli animali fossero sani. Per questo nature solidarity considera l’iniziativa “benessere animale” della grande distribuzione, con le sue 5 forme di allevamento, una pura manovra diversiva. [Initiative Tierwohl, forme di allevamento da 1 a 5 | 31/10/2025]

La nostra conclusione: un benessere animale che meriti questo nome esiste solo con la massima trasparenza sul reale stato di salute degli animali. Perché solo animali che vivono il più possibile liberi da “dolori, danni e sofferenze”, come recita la legge sul benessere animale, possono davvero “stare bene”.

La scienza lo sa da tempo: ogni azienda zootecnica è diversa dall’altra, anche se può sembrare uguale per dati di contesto e livello di allevamento. La variabile decisiva è la gestione della stalla da parte dell’allevatore o dell’allevatrice: riescono a prendersi il tempo per osservare regolarmente i loro animali? Hanno la giusta sensibilità, l’occhio giusto per riconoscere precocemente l’insorgere di malattie o evitarle del tutto? Sarebbe facile identificare in modo affidabile le aziende problematiche e contrastare in modo mirato la sofferenza animale.
Le banche dati sulla salute animale potrebbero favorire una maggiore competizione per un benessere animale migliore e garantire una remunerazione equa delle buone pratiche: chi alleva gli animali più sani riceve i maggiori sovrapprezzi.

Esagerato, irrealistico? O solo insolito, perché nel dibattito su “benessere animale” e “tutela degli animali” l’attenzione è rivolta soprattutto alle stalle e alle loro dotazioni, invece che agli animali stessi? Eppure gli Stati membri europei hanno fissato solennemente e in modo democratico l’asticella del vero benessere animale nel loro “Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”. All’articolo 13 si afferma che occorre “tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”. [Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, art. 13]